Mettiamocela tutta, questo è il motto!
I
l teatro di Settimo Torinese,Seitu in piemontese siamo andati a vederlo lunedì scorso con Bruno Crippa, l’attrice Bianca Fauda, Eugenio Ballari ed io.Proprio lunedì a casa di Vincenzo Gamma abbiamo visto un bellissimo gattino col fiocco celeste che velocissimo si arrampicava sull’ albero di fichi selvatici, velocissimo tornava giù e miagolava. Sembrava una cosa giapponese e ho chiesto a Miyazaki, il regista nipponico, e lui mi ha detto che era un gattino nostrano, però l’ha ammesso, il paesaggio era giapponese.
L’indomani le ultime prove senza pubblico, mercoledì prima recita. Ognuno di noi ce l’ha messa tutta, io ho recitato con l’attrice Susanna sul lettino d’ospedale, Eugenio Ballari proprio un bambino direi, metteva le barchette di carta nelle bacinelle.
Per quattro notti abbiamo recitato e poi, dopo una lauta cena con un bicchiere di vino buono dolcetto, come al solito siamo tornati attraverso Carmagnola, Carignano, La Loggia lungo la circonvallazione di Torino. Si notavano le luci della città illuminata a notte dalla tangenziale piena di automobili coi fanali accesi, sembrava un paesaggio americano di un rione di New York o di Washington, colori tipici di quella parte dell’ America.
Al teatro di Settimo per quattro notti attori e attrici amici di Vincenzo e Koji ci hanno stretto la mano e un attrice, moglie del regista Vacis, mi ha detto le ho spedito una lettera e la riceverà, signor Mantelli, a giorni. La lettera l’ho ricevuta, battuta in stampatello a macchina, e dice così: per Alessandro, l’attore, comunità Monviso, ex ospedale psichiatrico. Questa lettera la tengo tra le mie carte, proprio ben scritta con la firma sua e di suo marito.
Nel teatro, mentre le persone occupavano tutti i posti, e da notare che Susanna, così mi diceva, recitava con il copione tipico degli attori anche del cinema, io le rispondevo con un po’ di titubanza, recitando a fantasia. Eravamo tutti affiatati e mentre in quei quattro giorni il teatro stava scemando con le luci accese ogni volta che finivamo lo spettacolo, tutti mani nelle mani, attrici e attori, ci presentavamo al pubblico ricevendo tanti applausi dei signori seduti in platea. L’ultima sera ci hanno applaudito per un quarto d’ora di seguito! Il venerdì, penultima serata c’era ospite il sindaco di Torino Castellani con sua moglie, l’infermiera Carla mentre mi toglieva il cerone dalla faccia, sento, a breve distanza, come siete stati bravi ed io mi sono chiesto ma questo è mio cugino Renzo! Fatti pochi metri ciao Renzo, ciao Manfredi li ho baciati ed abbracciati ed ho chiesto a Bruno e al dottore Vallarino il permesso di andare al bar un quarto d’ora con i miei cugini. Con loro con tanto di figli e mogli ho parlato del successone che abbiamo avuto, dico al plurale, proprio al teatro di Seitu. L’ultima sera di una giornata meravigliosa piena di applausi abbiamo cenato a Settimo.
Si è parlato con Bruno ed il sindaco dell’Iliade e dell’Odissea, a proposito del laerziade Ulisse che arrivando nella sua reggia non ha aspettato più di due o tre giorni, si è strappato i vestiti cenciosi, ha preso il suo arco sacro e a frecciate ha ucciso coloro che usurpavano il suo trono e pranzi e cene del suo, poi la punizione delle schiave, vedi Melanto, una bruna bellissima, ma Ulisse non ha avuto pietà perché si erano unite in amore con i Proci, tanto odiati dall’eroe omerico. Poi, la salsiccia era ottima e piccante, la pastasciutta era piccante e abbiamo dovuto bere abbondantemente. Proprio un ristorante rustico, che sembrava una piola di montagna: a sera ognuno accompagnato dall’automobile o dal pulmino, io con la maestra Vittoria e suo marito architetto, dopo il lauto pranzo innaffiato di dolcetto, erano quasi le quattro e noi attori siamo ritornati a casa. Prima di rientrare ho detto alla maestra quattro giorni bellissimi e quattro notti da fiaba, uscirà qualche articolo sui quotidiani lei parlava di un articolo sulla Stampa, e non si è sbagliata buona notte maestra, buona notte architetto con la chiave ho aperto la porta della comunità, ho preso le terapie pensando che mi sarei addormentato a mezzogiorno, ho fumato una sigaretta a pieni polmoni e addormentandomi ho pensato alcuni giorni fa pensavamo a Settimo, oggi che abbiamo ultimato le recite pensiamo alla prossima volta a Cuneo…buonanotte, Piero, la notte porta consiglio e mi sono addormentato, fino all’indomani alle dieci.
Racconigi, 26 febbraio 2001
Alessandro Mantelli indice